Qualche giorno fa, mentre tornavo indietro sui miei passi ricalcando orme impresse nella memoria e percorrevo la mia strada verso casa riavvolgendo un film che mai più vorrò ripetere, pensavo che ci sono persone incapaci di vedere se stesse se non raccontandosi come in un romanzo, se non presentandosi al mondo, ai propri occhi, al proprio io come eroi o eroine di tragiche o epiche storie, di tragiche o epiche epopee di fronte alle quali “Radici” diventa una commediola all’italiana e “Via col vento” un telefilm wester lunghetto e noioso.
Il più delle volte le storie che queste persone si cuciono addosso sono storie di profondi, intensi e disperati amori in quanto gli accessori di scena per queste drammatiche epopee sono disponibili a prezzi più accessibili rispetto tutte le altre tipologie, da quelle d’avventura ove necessita (almeno) comprare una bussola e una borraccia a quelle di fantasy dove se non hai un drago, anche di seconda mano, anche asfittico come Fumè (il padre di Grisù) non sei nessuno. Qualche strizzata di cuore, un paio di fazzoletti ricamati, tramonti ingialliti su viali alberati e bianche selvagge scogliere battute dalle onde e dal vento sono mediamente a basso prezzo, in genere gratuitamente offerte da una Madre Natura più che generosa e dispendiosa in melensi scenari romantici.
