Le cose, a volte, semplicemente, capitano.
Se passi qualche anno immerso nella "scena", o nella "community" come si usa dire oggi, tendi ad abituarti a ritmi e riti che sono propri degli usi e costumi tribali dei praticanti ma, per contro, non ti rendi conto (o forse ti dimentichi) che non per tutti è così, non sempre è così, non è sempre stato così.
Alcune vivono ancora il sogno di un possibile equilibrio tra "normalità" e "perversione", di un possibile compromesso tra essere, fondamentalmente, pervertiti e vivere una vita apparentemente separata dalla propria sessualità più sfrenata. Per garantirsi questo equilibrio non poche si rifugiano nell'idea di potersi limitare a "pratiche soft". Un antipasto di sé stesse senza la necessità di accedere al piatto forte della propria, più genuina, depravazione.
Se passi qualche anno immerso nella "scena", o nella "community" come si usa dire oggi, tendi ad abituarti a ritmi e riti che sono propri degli usi e costumi tribali dei praticanti ma, per contro, non ti rendi conto (o forse ti dimentichi) che non per tutti è così, non sempre è così, non è sempre stato così.
Alcune vivono ancora il sogno di un possibile equilibrio tra "normalità" e "perversione", di un possibile compromesso tra essere, fondamentalmente, pervertiti e vivere una vita apparentemente separata dalla propria sessualità più sfrenata. Per garantirsi questo equilibrio non poche si rifugiano nell'idea di potersi limitare a "pratiche soft". Un antipasto di sé stesse senza la necessità di accedere al piatto forte della propria, più genuina, depravazione.

